Kon Tiki
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Il Museo "F. Civini" ospita periodicamente il team di Kon Tiki, associazione presediuta da Maria Longhena, archeologa ed esperta  delle antiche civiltà messicane e peruviane.

La Dott.sa Longhena ed i suoi collaboratori studiano i Corredi Funerari del Museo, il cui contenuto è una preziosissima risorsa in termini non solo storici, ma anche antropologici e biologici; le ossa, i resti vegetali e gli utensili recano informazioni ancora inedite sulla civiltà cui appartengono e gli esami condotti da Kon Tiki costituiscono una scoperta ancora in divenire.

Ogni momento di studio negli spazi del Museo viene documentato come una vera e propria giornata di scavo, realizzando un filmato per i passaggi salienti; grazie a questo metodo si può offrire un "Diario di scavo" per entrare nel vivo del lavoro e seguirne i progressi al passo con i ricercatori.

Questo progetto, denominato "Mummy Project", verrà aggiornato sia sul sito del Museo che su quello ufficiale dell'associazione Kon Tiki.

 

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 From the left: Dr Paola Renzi, Prof. Ginafranco Natale (University of Pisa); Ramona Melli, Maria Longhena,Pasquale Barile (Ancient Wordld Society); Esta Bostock, Pip Elrington, Dr Stefano Vanin (University of Huddersfield)

Pisa's Peruvian Mummies yelds secrets - il link all'articolo del Prof. Stefano Vanin che documenta il lavoro di ricerca condotto sui fardos precolombiani.

 

Diario di Ricerca | 13-06-2012

Il team di oggi è composto da:

Maria Longhena | archeologa e presidente del Kon Tiki Ricerche

Stefania Zampetti | antropologa

Pasquale Barile | egittologo

Ramona Melli | biologa

Bologna, ore 7.30, siamo partiti alla volta di Pisa per continuare la nostra ricerca sulle collezioni precolombiane del Museo di Anatomia di Pisa.

 

Pisa, ore 9,30, parcheggiamo l’auto nel recinto dell’Università dove ci accoglie il prof. Natale, direttore del Museo di Anatomia. Dopo pochi minuti siamo all’interno del museo dove mummie, feti e ricostruzioni in posizioni grottesche ci scrutano nell’ombra. Il lavoro di oggi consisterà nella catalogazione della cassa numero sette, in cui sono ammassati diversi resti umani insieme a diversi elementi di corredo. Dai racconti del prof. Natale questa cassa è chiusa da almeno sessant’anni, ma ci sono ottime probabilità che sia rimasta chiusa dal 1800, epoca in cui i resti furono portati in Italia dal Perù.

Muniti di camice, guanti e mascherine (la polvere di mummia può essere pericolosa…) ci accingiamo ad aprire la cassa numero sette, ma sorge la prima difficoltà: il coperchio è avvitato. Muniti di cacciavite cerchiamo di estrarre le viti ormai arrugginite; con estrema difficoltà vengono via tranne una che ha la testa spanata. Dopo alcuni tentativi il coperchio è libero e, vista l’antichità della cassa, insieme a Stefania lo solleviamo con estrema delicatezza. L’emozione è forte, siamo i primi ad aprire la cassa dopo quasi 120 anni!

All’interno la situazione è molto caotica; a prima vista riconosciamo numerose ossa di individui adulti insieme ed un buon numero di ossa di bambini. Questo potrebbe essere una costante anche nelle prossime casse, viste l’abitudine di queste culture a sacrificare i bambini.

Un elemento attira subito la nostra attenzione, un cranio appartenente ad un individuo adulto deformato artificialmente. Si nota perfettamente il segno lasciato dalla fasciatura utilizzata in tenera età. Stefania ci fa notare che, ad una prima analisi,  potrebbe trattarsi di un individuo maschile. In alto a destra il cranio presenta una vasta perforazione che causò senza ombra di dubbio la morte dell’individuo, poichè non è presente la ricalcificazione dell’osso. Diverse possono essere le ipotesi, morto in seguito ad un’operazione al cervello ante litteram, ucciso con un colpo in testa, sacrificio umano.

Con estrema cura tiriamo fuori dalla cassa tutte le ossa e con estrema pazienza procediamo alla loro catalogazione. Dopo le fotografie di rito e l’apposizione dei cartellini Ramona e Stefania cercano di dividere le ossa per tipologie, cercando di individuare il numero di individui presenti nella cassa. Il tempo non è molto ma dopo un’analisi preliminare la cassa dovrebbe contenere 2 individui adulti e due bambini.

Tra i pochi elementi del corredo funerario attirano la nostra attenzione un vaso di ceramica a forma di serpente ed un oggetto non di terracotta non ancora identificato.

Sono ormai le 17.30 e per oggi il lavoro è finito; dopo averli avvolti in una carta protettiva i resti ossei sono stati riposizionati con estrema cura all’interno della cassa numero sette, a cui abbiamo posto un sigillo di plastica dopo aver chiuso il coperchio.

Si torna a Pisa la prossima settimana con nuovi obiettivi e nuove sorprese.

Pasquale Barile

Mummy Project Team

 

 

 

 
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